Che cosa sta succedendo in Spagna

Reproducimos el artículo que nos dedica Non pago di leggere, web del movimiento italiano en contra del pago por préstamo de libros.

Che cosa sta succedendo in Spagna
ultimo aggiornamento: febbraio 2007

Dopo la condanna della Spagna da parte della Corte di giustizia europea, non sono mancate le reazioni del mondo bibliotecario e non solo. FESABID, una delle principali associazioni di categoria, ha ribadito in un comunicato la propria contrarietà ma nello stesso tempo ha avanzato una serie di punti “irrinunciabili” per la trattativa sulle modalità di applicazione della direttiva. Tra questi il fatto che il pagamento non sia a carico né delle biblioteche né degli utenti, che sia quantificato il valore dei servizi che la biblioteca rende ad autori ed editori, che sia mantenuto il sistema di eccezioni (ad esempio per le biblioteche scolastiche, per quelle in comuni inferiori a 5000 abitanti, ecc.), che la fissazione dell’ammontare delle tariffe sia effettuata di concerto con le associazioni bibliotecarie, che gli autori possano rinunciare all’imposizione del “canone”, e così via.

Più netta la posizione del “Commando” di bibliotecari contro il prestito a pagamento, ora ribattezzatosi “Plataforma Contra el Préstamo de Pago en Bibliotecas”. In un comunicato il gruppo chiede al governo spagnolo di adoperarsi (insieme ad altri paesi europei) per una modifica della direttiva, e, se questo non fosse possibile, per una moratoria dell’applicazione. Una moratoria di 25 anni (o almeno fino a che gli standard bibliotecari spagnoli non raggiungano la media europea) era già stata richiesta il 6 aprile 2006 dalla Regione Castilla La Mancha. lettera B con scritta bibliotecari

Il Commando invita poi ancora una volta gli autori spagnoli a pronunciarsi e i bibliotecari a promuovere manifestazioni di fronte al parlamento (Congreso dei diputados) quando verrà discusso l’emendamento alla “Ley del libro, la lectura y las bibliotecas”, che conterrà il recepimento della direttiva. Intanto il Congreso ha ricevuto e ascoltato una delegazione di FESABID: che ha presentato una relazione [.pdf].
FESABID ha presentato degli emendamenti alla legge.
La “Plataforma Contra el Préstamo de Pago en Bibliotecas” ha anche approntato un volantino [.pdf] da distribuire in tutte le biblioteche e una cartolina [.pdf].

Anche sul fronte degli autori in Spagna (a differenza che in Italia) qualcosa si muove. Mentre spuntano, attirati dallo specchietto per le allodole della direttiva, alcune associazioni di autori e traduttori che chiedono la rapida introduzione del “canone”, cominciano anche ad apparire su Internet e sulle pagine dei giornali le posizioni contrarie.

Ad esempio il noto giornalista e scrittore Andrés Aberasturi ha pubblicato un suo intervento, intitolato Suicidio culturale in cui dichiara che “come piccolo autore, abbastanza europeo e molto amante della lettura” prova una profonda vergogna e chiede che tutti i lettori che prendono in prestito un suo libro in biblioteca non solo non debbano essere costretti a sborsare un euro (né loro né lo stato per loro), ma ricevano il suo sentito ringraziamento.

José Antonio Millán, saggista e direttore editoriale, ha pubblicato nel suo blog “El futuro del libro” un intervento intitolato La notte dell’eclissi in cui, dopo aver ricordato le proprie esperienze di lettore in biblioteca, conclude che, come autore, considera un abuso rompere unilateralmente il patto che fino ad oggi ha legato scrittori e biblioteche. Questa la proposta finale di Millán:

“A proposito di questo canone propongo un accordo: gli autori che hanno pubblicato prima della sua entrata in vigore, potranno essere letti gratuitamente in biblioteca. Quelli che pubblicheranno da oggi in poi, si pronuncino apertamente e dicano se vogliono percepire denaro per il prestito dei loro libri”.

L’avvocato Javier de la Cueva, che ha promosso molte cause legali e petizioni contro l’introduzione del “canone” in Spagna, ha pubblicato un articolo su “El Pais digital” in cui si contesta per filo e per segno un altro caposaldo dell’offensiva sulla proprietà intellettuale: l’introduzione di una tassa sui supporti vergini per ogni registrazione audiovisuale. La risposta delle società di gestione dei diritti (SGAE) non si è fatta attendere…

Su “Educación y biblioteca” è apparso un articolo di Carlos Lapeña Morón “A vueltas con el canon” [.pdf], bibliotecario e scrittore, che potete leggere anche in traduzione italiana “Ci risiamo con il canone” (a cura di Valeria Rampulla).

Lo scrittore José Luis Sampedro ha “messo a disposizione della campagna contro il prestito a pagamento in biblioteca” un bel testo intitolato Por la lectura. L’articolo può essere liberamente riprodotto e diffuso. Uscirà nei prossimi giorni per larepublica.es. Lo scrittore doveva concedere in questi giorni una intervista alla TV Canaria e aveva rifiutato; ora si è dichiarato disponibile a tenerla nella sede della Biblioteca del Estado, a condizione che si parli del prestito a pagamento.

Su questo testo dell’italospagnolo Carlo Frabetti si stanno raccogliendo adesioni da parte di autori e scrittori:

Las escritoras y los escritores abajo firmantes, conscientes de la importantísima función social de las bibliotecas públicas y de nuestra deuda con ellas, nos negamos rotundamente a cobrar un canon por el préstamo de nuestros libros. Las bibliotecas prestan un servicio público de primerísimo orden; que ahora se pretenda hacerles pagar por cada préstamo efectuado es sencillamente inadmisible, y no vamos a permitir que se haga en nuestro nombre, cuando los verdaderos beneficiarios de esta medida serían las grandes editoriales y las entidades gestoras de (supuestamente) los derechos de los autores. Nos negamos a servir de coartada a esta nueva maniobra de mercantilización de la cultura, y exigimos que no se cobre canon alguno por el préstamo de nuestros libros.

Tra gli scrittori che hanno già sottoscritto figurano, oltre a Sampedro: Belèn Gopegui, Martín Garzo, Manuel Talens, Santi Alba, Carlos Taibo, Domingo Villar Vázquez, José Luis Sanpedro, Lucrecia Pérsico, Joaquín Mª Aguirre Romero, Marta Sanz Pastor, Isaac Rosa, Clara Janés, Antonio Colinas, Jorge Riechmann, Andrés Sánchez Robayna, Fernando Arrabal, Antoni Domenech, Francisco Fernández Buey, Javier Sádaba, Antonio Lucas, Ruth Toledano, Carlos Fernández Liria, Montserrat Galcerán, Félix de Azúa, Félix Romeo, Gabriel Jackson, José María Ripalda, Juan Antonio Ramírez, David Trueba, Mariano Maresca, Lorenzo Silva, Soledad Puértolas, Julio Llamazares, Víctor Lenore, Pablo Caruana, José Luis Pardo, Amador Fernández Savater, Juan Ángel Vela del Campo, Ignacio Amestoy, Miguel Ángel López, Manuel Talens, Miguel Ángel López Muñoz, Juan Echenique Pérsico, Amelia Gamoneda Lanza, Fernando Sanz Santa Cruz, José Antonio Millán, Ricardo Gómez, Esther Ortas Durand, César Rendueles, ecc.

E per finire (?) potete leggere il testo della lettera a “El Pais” preparata da Pedro López López (“Biblioteche minacciate”). Lettere analoghe stanno per essere inviate a molti altri giornali.

BIBLIOTECAS AMENAZADAS
Señor Director,

Recientemente, una sentencia del Tribunal Europeo de Justicia obliga a España a cumplir con la directiva 92/100, que grava el préstamo de libros en bibliotecas. La sentencia y la directiva siguen consolidando la “Europa de los mercaderes” que contempla impertérrita el progresivo acoso y derribo de los servicios públicos. En una vuelta de tuerca más en la lógica mercantilista, ahora las entidades de gestión, que representan fielmente los intereses de los grandes poderes editoriales, quieren cobrarnos por tomar prestado un libro de la biblioteca. En concepto de derechos de autor, se nos dice. No es cierto: la inmensísima mayoría de los autores no van a percibir un euro de lo que van a recaudar estas entidades y son más promocionados en las bibliotecas que en las librerías. Los derechos de autor ya están contemplados en el precio del libro. ¿Tenemos que consentir que haya que pagar también por el préstamo? ¿Y una vez aceptado este paso, cuál será el siguiente? De momento, se nos dice por parte del Ministerio de Cultura, “no paga el usuario”. ¿Entonces, quién paga, si las bibliotecas se financian con nuestros impuestos?

Si seguimos aceptando la mercantilización de los servicios públicos y de los bienes comunes (como el conocimiento y la cultura, patrimonio social que está pasando a manos privadas), no pasará mucho tiempo para que tengamos que pagar por respirar. Desde luego, así no se promociona la lectura; España es un país con bajo gasto social en bibliotecas y con pobres índices de lectura, y este nuevo impuesto es una desgraciada actuación que va a empeorar las cosas. No podemos consentir que la biblioteca, como bien público que tenemos que proteger, sufra este tipo de tropelías.